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5.6 GLI SCHIAVI NELL’ANTICA ROMA


1. CHI ERANO GLI SCHIAVI

1. (C) Quale parola usavano i Romani per riferirsi agli schiavi?

[Servus. La parola italiana “schiavo” deriva dalla parola latina “sclavus” che nel latino antico significava “slavo” non “schiavo”; cominciò ad essere usata con il significato attuale solo a partire dal X secolo cioè quattro secoli dopo il crollo dell’Impero Romano.]

2. (A) Com’erano considerati gli schiavi nell’antica Roma?

[Come cose di proprietà del loro padrone (dominus). Lo schiavo a Roma era considerato un oggetto animato, esattamente come nel mondo greco. Un romano libero che aveva bisogno di uno schiavo, poteva comprarlo al mercato al pari di qualsiasi altra merce.]

3. (A) Come si diventava schiavi nell’antica Roma? [

  1. O perché si era figli di schiavi;
  2. o perché si era stati catturati in guerra o dai pirati;
  3. o per debiti non onorati (non restituiti).]

4. (C) Quale era il legame tra schiavi e stranieri nella concezione romana?

[Per lungo tempo c’è stata una sorta di identità tra le due categorie: gli schiavi erano per lo più stranieri catturati in guerra; gli stranieri non erano e non dovevano essere uomini liberi.]

2. I LIBERTI

5. (A) Uno schiavo nell’antica Roma poteva liberarsi dalla schiavitù?

[Sì, se:

  1. il padrone per affetto e gratitudine decideva di liberarlo;
  2. oppure se lo schiavo pagava un riscatto;
  3. o, infine, se un terzo ne pagava il riscatto.]

6. (C) Come si chiamava l’atto di liberazione di uno schiavo dalla schiavitù nell’antica Roma?

[Manomissione (manumissio). La prospettiva della liberazione dalla schiavitù era un incentivo per gli schiavi a comportarsi con rispetto e ad avere un atteggiamento di sottomissione verso il padrone.]

7. (A) Come si chiamavano gli schiavi liberati nell’antica Roma?

[Liberti. Gli ex schiavi diventavano anche cittadini romani.]

8. (C) I figli di un liberto erano liberi?

[Se erano nati dopo la manomissione sì; se erano nati prima no: rimanevano schiavi.]

3. LE CONDIZIONI DI VITA DEGLI SCHIAVI

9. (C) Quali altre società antiche, oltre a quella romana, avevano gli schiavi?

[Tutte le società antiche avevano una qualche forma di schiavitù. Ovviamente anche in epoca moderna c’era la schiavitù, basti pensare a quella degli afroamericani che fu abolita solo al termine della Guerra di Secessione nel 1865.]

10. (A) Come erano trattati gli schiavi nell’antica Roma? [

  1. Gli schiavi di campagna (vilici) che lavoravano nei grandi latifondi in genere erano trattati in modo disumano, erano sottoposti a una disciplina paramilitare (soprattutto quelli che lavoravano nelle miniere);
  2. invece a quelli di città che lavoravano in casa del padrone o lo aiutavano nelle sue attività artigianali o commerciali era riservato un trattamento meno duro; avevano una certa autonomia di movimento e di azione. Ancora meglio erano trattati gli schiavi colti (soprattutto greci) che facevano da precettori (insegnanti privati) ai figli del proprietario.

Un trattamento del tutto simile a quello degli schiavi nei latifondi lo ricevevano gli schiavi che lavoravano nelle grandi manifatture urbane (per esempio nelle officine di ceramiche), dove ogni iniziativa individuale era bandita.]

11. (C) Che cosa erano gli ergastula (ergastulum al singolare)?

[Erano le prigioni-dormitorio in cui passavano la notte di schiavi dei romani che lavoravano alle grandi aziende agricole.]

12. (C) In epoca repubblicana quali eventi politici peggiorarono la condizione degli schiavi?

[La conquista del Mediterraneo (200 a.C. circa): in seguito a tale evento arrivarono a Roma grandi masse di schiavi e si costituirono i grandi latifondi e le grandi manifatture urbane, dove lo schiavo doveva produrre secondo criteri di massima razionalità e efficienza.]

13. (C) Le condizioni di vita degli schiavi nella Roma imperiale migliorarono o peggiorarono rispetto agli ultimi secoli della fase repubblicana?

[Migliorarono: in certi casi uno schiavo poteva essere un institutor, cioè un imprenditore per conto del suo padrone, poteva gestire un patrimonio, ricevere una ricompensa, poteva egli stesso avere dei suoi schiavi (vicarii) o essere un mercante di schiavi (venaliciarius). Se qualcuno feriva uno schiavo in base la lex Aquilia della fine III secolo a.C. (epoca repubblicana), per punizione doveva risarcire il padrone; invece per Ulpiano, giurista del II-III secolo d.C. (epoca imperiale), il feritore doveva risarcire lo schiavo stesso.]

14. (B) Che cos’era il peculium nell’antica Roma?

[Era una proprietà di un cittadino romano che egli dava in gestione a un uomo libero ma, non di rado, anche a uno schiavo che poteva ricavarci dei profitti con cui addirittura comprarsi la libertà.]

4. LE RIVOLTE DEGLI SCHIAVI

15. (C) Quando avvennero le più grandi rivolte di schiavi nell’antica Roma?

[Nel II e all’inizio del I secolo a.C., cioè dopo la conquista romana del Mediterraneo e l’afflusso di enormi masse di schiavi catturati in guerra.]

16. (C) Che cosa chiedevano gli schiavi ribelli nell’antica Roma?

[Migliori condizioni di trattamento, non l’abolizione della schiavitù. La schiavitù era un’istituzione troppo radicata nella società romana e, più in generale, nella società antica, per essere messa in discussione persino da chi la subiva.]

17. (C) Quali precauzioni erano previste nell’antica Roma per prevenire le insubordinazioni degli schiavi nei confronti dei loro padroni?

[Era previsto (Senatoconsulto Silaniano) che lo schiavo che uccideva il proprio padrone e tutti gli schiavi dello stesso padrone venissero giustiziati. In questo modo gli schiavi stessi avevano tutto l’interesse a proteggere il loro padrone. Durante il principato di Nerone, un facoltoso senatore romano fu ucciso da un suo schiavo: per punizione tutti e 400 i suoi schiavi (compresi i bambini) furono condannati a morte.]

18. (C) Chi aveva il diritto di uccidere uno schiavo nell’antica Roma?

[In epoca repubblicana il suo padrone; in epoca imperiale lo Stato.]

5. IL DECLINO DELLA SCHIAVITÙ NEL TARDO IMPERO

19. (B) Quando fu abolita la schiavitù nell’antica Roma?

[Mai, ma nella tarda fase imperiale conobbe un inarrestabile declino.]

20. (B) A che cosa fu dovuto il declino della schiavitù nel tardo Impero Romano? [

  1. In parte alla fine delle guerre di conquista (con la cessazione delle conquiste venivano a mancare i prigionieri di guerra da ridurre in schiavitù);
  2. in parte alla concorrenza di contadini impoveriti che, a causa dei debiti, erano costretti a vendere i loro piccoli appezzamenti di terra ai grandi latifondisti di cui diventavano braccianti (coloni). Questi braccianti sottopagati, da uomini liberi con Diocleziano (fine del III secolo d.C.) diventarono servi della gleba.]

21. (B) In epoca romana ci fu qualche corrente filosofica o dottrina religiosa che condannò fermamente l’istituzione della schiavitù?

[No, neppure lo Stoicismo o il Cristianesimo, anche se la maggior parte degli autori stoici e cristiani affermavano che bisognava trattare gli schiavi con umanità e benevolenza. Seneca, il maggiore esponente della filosofia stoica romana, vissuto nell’epoca dell’imperatore Nerone, dedica la lettera 47 a Lucilio alla questione della schiavitù. In questa lettera filosofica egli esordisce affermando che gli schiavi sono uomini (non animali o cose), ma poi prosegue dicendo che vanno trattati con umanità in modo che obbediscano senza ribellarsi. Seneca quindi non mette in discussione l’istituzione della schiavitù. Quanto al Cristianesimo, nei Vangeli non sono presenti passi che condannano in modo esplicito la schiavitù; neppure negli scritti di Paolo di Tarso (San Paolo), il fondatore della dottrina cristiana, e neppure nei Padri della Chiesa come Agostino di Ippona (Sant’Agostino). Di Paolo di Tarso merita citare i seguenti passi: “Schiavi, obbedite ai vostri padroni terreni con rispetto e timore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo” (Efesini 6, 5); “Voi, padroni, date ai vostri schiavi ciò che è giusto ed equo, sapendo che anche voi avete un padrone in cielo” (Colossesi 4, 1).]

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