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8.1 I GRECI: UN POPOLO DIVISO CON UNA CULTURA COMUNE


1. DIVISIONE POLITICA

1. (A) Le città-Stato greche si sono mai unite a formare un unico Stato?

[No, sono sempre state realtà statuali indipendenti e spesso in guerra tra loro. Talvolta si sono unite a formare una lega militare oppure una di esse ne ha assoggettate altre, ma non è stato mai creato uno Stato greco unitario che comprendesse tutti i Greci. L’unificazione dei Greci avverrà solo con Filippo II e Alessandro Magno, ma non in una “Grecia unita”: essi sottomisero le poleis nel quadro di un impero macedone, non ellenico.]

2. (A) Come chiamavano se stessi i Greci?

[Elleni. Furono chiamati Greci (Graeci) dai Romani.]

2. LINGUA E RELIGIONE COMUNI

3. (A) Che cosa avevano in comune culturalmente i Greci?

[La lingua, la religione, la partecipazione di “tutti” i cittadini alla vita politica, la passione per lo sport agonistico e molte abitudini e tradizioni. I Greci provenienti da aree diverse parlavano differenti dialetti del greco (gli Ateniesi parlavano il greco ionico; gli Spartani, il greco dorico…).]

4. (A) Come chiamavano i Greci coloro che non parlavano greco?

[Barbari. Ai Greci sembrava che i “barbari” non parlassero una lingua diversa dalla loro ma che balbettassero e emettessero dei suoni senza significato.]

5. (B) Quali tipi di associazioni avevano le città-Stato greche?

[Le anfizionìe e le simmachìe.]

6. (B) Che cos’erano, rispettivamente, le anfizionìe e le simmachìe?

[Le anfizionìe erano associazioni a carattere religioso di città-Stato greche i cui cittadini si riunivano per celebrare insieme certi riti; le simmachìe erano alleanze a carattere militare che rimanevano in piedi solo in periodo di guerra. Le anfizionìe più famose erano quelle che celebravano riti in onore del dio Apollo a Delo e a Delfi.]

7. (B) Come venivano chiamate le feste religiose a cui partecipavano diverse città-Stato greche?

[Feste panelleniche (cioè di tutti i Greci).]

8. (A) Anche le feste in cui venivano svolte gare sportive in Grecia potevano avere un carattere religioso e panellenico; quali erano le più famose?

[Le Olimpiadi.]

3. L’UOMO GRECO È UN ANIMALE POLITICO

9. (A) Come definì Aristotele (filosofo greco del IV secolo a.C.) l’uomo greco?

[Animale politico (zoon politikòn).]

10. (B) Perché Aristotele definì l’uomo greco animale politico (zoon politikòn)?

[Perché la partecipazione alla vita politica era un tratto essenziale della cultura greca: i cittadini si riunivano in assemblea dove discutevano delle questioni riguardanti la loro città-Stato e eleggevano i magistrati e potevano essere essi stessi eletti.]

11. (B) Seguendo Aristotele possiamo dire che l’uomo greco è un animale politico solo perché partecipava attivamente alla vita politica della sua città-Stato?

[No, lo era anche nel senso che tutta la sua esistenza era contrassegnata dalla partecipazione a riti ed esperienze collettive (cerimonie religiose, educazione, sport, guerra…).]

12. (C) Come si concilia il fatto che i Greci sono considerati gli ideatori del concetto di libertà (eleutheria) con la definizione di Aristotele dell’uomo greco come “animale politico”?

[La libertà dei Greci era una libertà nella socialità, non coincideva con la concezione della libertà che circola nelle società individualiste moderne.]

4. UN’ETICA DELLA VERGOGNA E DELL’ONORE

13. (A) Sul piano etico, come può essere definita la cultura greca?

[Una cultura della vergogna e dell’onore in contrapposizione alle culture della colpa e della responsabilità.]

14. (B) Che cosa significa che quella greca era una cultura della vergogna e dell’onore?

[Significa che il valore di un individuo dipendeva dalla considerazione che ne avevano gli altri; per conquistarsi l’ammirazione degli altri (la gloria) l’individuo doveva costantemente cercare di prevalere sui propri rivali e soprattutto non subire umiliazioni. La considerazione sociale, la reputazione nell’antica Grecia erano tenute in più alta considerazione che nella società moderna.]

15. (B) Chi, secondo i Greci, doveva vergognarsi di se stesso e diveniva oggetto di derisione da parte della collettività?

[Chi aveva subìto un affronto e rinunciava a vendicarsi o, comunque, ad ottenere una pubblica riparazione.]

16. (C) Qual era la parola greca per indicare l’orgoglio, l’onore, la dignità?

[timè.]

17. (C) Com’erano chiamati nell’antica Grecia coloro che sapevano farsi rispettare e ammirare?

[kalokagathòi (buoni e belli) oppure àristoi (i migliori, gli aristocratici). Mentre chi era disonorato perché aveva rinunciato a ottenere una pubblica riparazione era detto con disprezzo kakòs.]

18. (C) Le leggi e le istituzioni delle società occidentali moderne risentono della cultura della vergogna e dell’onore degli antichi Greci?

[No, ogni individuo è depositario di diritti universali inalienabili ed ha una sua dignità indipendentemente dalla sua capacità di far rispettare il proprio onore e la propria reputazione. Sotto questo aspetto, le leggi e le istituzioni delle democrazie occidentali risentono molto di più della cultura cristiana.]

19. (B) Rientra nella cultura dell’onore dell’antica Grecia una particolare idea di immortalità, quale?

[L’immortalità della fama che si è guadagnato chi in vita ha compiuto gesta gloriose e non ha rifuggito dalla “bella morte” in battaglia, come gli eroi dell’epica omerica. In Omero non c’è sciagura peggiore per un uomo che morire akleès cioè senza lasciare alla comunità una storia memorabile da raccontare.]

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