24.7 I PRINCIPALI ILLUMINISTI
1. (A) Quali sono stati i maggiori illuministi?
[Montesquieu (pronuncia: Monteschiè) (1689-1755), Voltaire (pronuncia: Voltèr) (1694-1778), Denis Diderot (pronuncia: Diderò) (1713-1784), Jean Baptiste d’Alambert (pronuncia: Dalambèr) (1717-1783), Rousseau (pronuncia: Russò), Cesare Beccaria (1738-94), Immanuel Kant (1724-1804).]
1. MONTESQUIEU
2. (A) Chi era Montesquieu?
[Charles-Louis de Secondat barone di Montesquieu (1689-1755) era un illuminista francese, noto soprattutto per due opere di carattere filosofico-politico: Lettere Persiane (1721) e Lo Spirito delle Leggi (1748).]
3. (A) Quale forma di governo Montesquieu critica nelle Lettere Persiane?
[La monarchia assoluta, in particolare quella di Luigi XIV.]
4. (B) Qual è l’elemento considerato di maggiore originalità delle Lettere Persiane di Montesquieu?
[Il fatto che egli, attraverso una finzione letteraria, giudichi le istituzioni, gli usi e i costumi europei assumendo il punto di vista di due personaggi fittizi asiatici. Egli infatti immagina che due nobili persiani, Usbek e Rica, si trovino in Francia verso la fine del Regno di Luigi XIV e inviino delle lettere ai loro conoscenti in patria, nelle quali descrivono (ovviamente dal loro punto di vista) le usanze e le istituzioni francesi. In questo modo, Montesquieu riesce a far apparire grottesco quello che normalmente sembra ovvio e scontato.]
5. (A) Quale fondamentale principio politico teorizzò Montesquieu nello Spirito delle Leggi?
[Il principio della separazione e dell’equilibrio dei poteri.]
6. (A) Che cosa afferma la teoria della separazione dei poteri formulata da Montesquieu?
[Afferma che, affinché sia garantita la libertà, i tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario), non devono essere concentrati nelle mani di un solo soggetto (persona o organismo collettivo) ma devono essere affidati a organi distinti: 1. il potere legislativo al Parlamento; 2. il potere esecutivo al re e ai suoi ministri; 3. il potere giudiziario a una magistratura indipendente. Questi poteri devono essere in equilibrio tra loro.]
7. (B) Da chi era stata delineata per la prima volta la teoria della separazione dei poteri?
[Dal filosofo inglese, empirista e antesignano del Liberalismo, John Locke (1632-1704).]
8. (B) Qual è la migliore forma di governo secondo Montesquieu?
[Quella che riesce a garantire la maggiore libertà politica.]
9. (B) Quali sono le tre forme di governo in ordine alla loro capacità di garantire la libertà politica per Montesquieu? [
- La Repubblica;
- la monarchia;
- il dispotismo.
La Repubblica si basa sulla virtù; la monarchia sull’onore; il dispotismo sulla paura.]
10. (B) Quale tipo di monarchia predilige Montesquieu?
[La monarchia costituzionale (come quella che nasce in Inghilterra con la “Gloriosa Rivoluzione”), perché la monarchia assoluta, secondo Montesquieu, rischia di degenerare nel dispotismo.]
2. VOLTAIRE
11. (A) Chi era Voltaire?
[È stato uno dei principali filosofi illuministi francesi; oltre che un filosofo, è stato anche un poeta, un tragediografo, un romanziere e uno storiografo. Voltaire era lo pseudonimo di Fronçois Marie Arouet.]
12. (C) Quali sono le principali opere filosofiche di Voltaire (1694-1778)?
[Lettere inglesi, Micromega, Candido, Dizionario filosofico, Trattato sulla tolleranza.]
13. (C) Qual era la migliore forma di governo per Voltaire?
[Il dispotismo illuminato, ma Voltaire aveva una visione relativa in proposito: riteneva che ogni Stato dovesse rispecchiare lo spirito della propria nazione (quindi la monarchia assoluta poteva andare bene in Francia, quella costituzionale in Inghilterra e la Repubblica a Genova).]
14. (A) Presso la corte di quale sovrano europeo soggiornò a lungo Voltaire?
[Presso la corte di Federico II di Prussia a Berlino. Fu Federico II, che lo considerava un maestro, a invitarlo alla sua corte dove gli offrì un lauto stipendio. Poi i rapporti tra i due si deteriorarono e Voltaire si ritirò a vivere a Ferney in Svizzera, presso Ginevra, dove scriveva e riceveva visite dai grandi illuministi e intellettuali del tempo (Diderot, Condorcet, D’Alambert, Adam Smith, Edward Gibbon…). Morì nella città dove era nato: Parigi.]
15. (C) Quale modo di ricostruire la storia emerge dai saggi storici di Voltaire?
[Innanzitutto, Voltaire adotta un punto di vista laico, secolarizzato, in polemica con Jacques-Béria Bossuet, che concepiva la storia come storia della salvezza; in secondo luogo, pone attenzione anche agli aspetti economici, alle istituzioni sociali e ai costumi dei popoli, mentre fino ad allora gli storici si erano soffermati solo sugli eventi politico-militari.]
16. (B) In quali opere Voltaire si è occupato della tolleranza?
[In varie opere ma soprattutto nell’articolo Tolleranza del suo Dizionario filosofico e nel Trattato sulla tolleranza.]
17. (B) Da che cosa prende le mosse il Trattato sulla tolleranza di Voltaire?
[Da un caso di cronaca giudiziaria avvenuto nella città francese di Tolosa, dove un uomo di confessione calvinista (Jean Calas) fu condannato a morte per aver ucciso il figlio (Marc-Antoine Calas), colpevole, ai suoi occhi, di essersi convertito al Cattolicesimo. Voltaire, mostrando che la sentenza era viziata da fanatismo religioso, riuscì a far celebrare un nuovo processo, con il quale l’ormai defunto Jean Calas fu riabilitato post mortem.]
18. (C) Perché, secondo Voltaire, non bisogna imporre la fede con la forza?
[Perché un atto di intolleranza di questo tipo produce solo: “ipocriti o ribelli”.]
19. (B) Qual è la ragione di fondo per la quale occorre essere tolleranti, secondo Voltaire?
[Perché, di fronte all’immensità del Creato, gli uomini sono tutti degli esseri fragili e microscopici, pertanto è ridicolo atteggiarsi a giudici dei propri simili. Ecco come Voltaire, nel Trattato sulla tolleranza, mette in ridicolo la pretesa di imporre la propria religione ad altri popoli: “Noi siamo sperduti in questa immensità. L’uomo, alto circa cinque piedi, è sicuramente poca cosa nella creazione. Uno di questi esseri microscopici dice a qualcuno dei suoi vicini nell’Arabia o nella terra dei Cafri: Ascoltami, perché il Dio di tutti questi mondi mi ha illuminato: vi sono 900 milioni di piccole formiche come noi sulla Terra, ma soltanto il mio formicaio è caro a Dio; tutti gli altri li ha in orrore dall’eternità. Il mio soltanto sarà felice, mentre tutti gli altri saranno eternamente sventurati”.]
20. (B) A partire dalle sue idee sulla tolleranza, Voltaire approdò a conclusioni atee o agnostiche?
[No, Voltaire era un deista, credeva cioè che un essere supremo avesse creato l’universo; della religione egli rifiutava il fanatismo, in cui inevitabilmente cadono le religioni storiche.]
3. ROUSSEAU
21. (A) Chi era Jean-Jacques Rousseau (1712-78)?
[Un filosofo ginevrino, che viene spesso annoverato tra i filosofi illuministi, ma che da essi divergeva sotto aspetti fondamentali; fu autore tra l’altro del Contratto sociale (1762).]
22. (B) In che cosa il pensiero di Rousseau divergeva da quello della stragrande maggioranza degli illuministi?
[Rousseau riteneva che la civiltà e il progresso tecnico-scientifico, così come si sono configurati nel corso della storia, abbiano determinato una società più ingiusta rispetto all’ipotetico stato di natura in cui l’uomo si trovava a vivere prima dell’inizio della storia. Secondo Rousseau, l’uomo è buono per natura ma la civiltà lo ha corrotto. In questa antitesi natura/civiltà, in cui il polo negativo è rappresentato dalla civiltà, il pensiero di Rousseau diverge profondamente da quello degli illuministi.]
23. (C) Come viene chiamata la teoria rousseauiana secondo cui l’uomo nello stato di natura cioè prima della civiltà era buono?
[“Mito del buon selvaggio”.]
24. (A) Qual è la proposta politica di Rousseau nel Contratto sociale?
[Egli immagina che gli uomini si uniscano in un corpo politico collettivo (uno Stato) attraverso un patto (contratto sociale) senza sottomettersi ad un sovrano e senza delegare la loro sovranità ad un’assemblea di rappresentanti eletti. La proposta di Rousseau si colloca nel solco del Contrattualismo, una corrente di pensiero inaugurata da Thomas Hobbes (1588-1697), ma prende le distanze sia da Hobbes stesso che giustificava la monarchia assoluta, sia da un altro grande contrattualista, John Locke (1632-1704), padre del Giusnaturalismo e del Liberalismo, che era a favore di una monarchia parlamentare, in cui i cittadini affidano il potere legislativo a dei rappresentanti da essi eletti.]
25. (A) Rousseau è considerato il fondatore di quale tradizione politica?
[Della tradizione democratico-repubblicana moderna e dell’idea ad essa collegata che la sovranità appartiene al popolo.]
26. (C) Come fa lo Stato immaginato da Rousseau ad andare in una direzione e a non disgregarsi per effetto delle spinte centrifughe delle diverse volontà degli individui che lo compongono?
[Gli individui, unendosi attraverso il contratto sociale, rinunciano alle loro volontà particolari, per aderire a quella che Rousseau chiama “volontà generale”, che non è la somma di tutte le diverse volontà individuali, ma la volontà dell’io “comune” a tutti e che persegue il bene comune.]
27. (C) Quale idea pericolosa, perché antidemocratica e totalitaria, si annida nel concetto di volontà generale di Rousseau?
[Quella che chi si fa interprete della volontà generale può essere facilmente portato a commettere, in suo nome e nel nome del bene comune, le peggiori atrocità. In effetti, Robespierre e i giacobini, durante la fase della Rivoluzione Francese definita non a caso “Terrore”, cercarono di realizzare il disegno politico di Rousseau e finirono per attuare un feroce regime sanguinario.]
4. BECCARIA
28. (A) Chi era Cesare Beccaria?
[Cesare Beccaria (1738-94) è stato il più grande illuminista italiano (milanese per l’esattezza), autore, fra l’altro, dell’opera Dei delitti e delle pene (1764), il solo libro dell’Illuminismo italiano che abbia avuto una risonanza europea (fu tradotto in molte lingue).]
29. (A) Contro quali pratiche giuridiche si scaglia Cesare Beccaria nell’opera Dei delitti e delle pene?
[Contro la tortura e contro la pena di morte (che egli definisce “né utile né necessaria”). Sia la tortura che la pena di morte all’epoca erano praticate ovunque nel mondo.]
30. (A) Che cosa affermava Cesare Beccaria a proposito della pena da infliggere a chi ha commesso un reato?
[Che il fine della pena è impedire al reo di arrecare nuovi danni ai cittadini e impressionare gli altri in modo da dissuaderli dal commettere lo stesso tipo di reato, ma, allo stesso tempo, la pena deve essere proporzionata al reato commesso, e, cosa molto importante, ci deve essere certezza della pena.]
31. (B) Che cosa intendeva Beccaria con certezza della pena?
[Che il condannato deve davvero scontare la pena che gli è stata inflitta, perché l’impunità diffusa è il più grande incentivo a commettere crimini. Per dissuadere i cittadini dal commettere crimini, lo Stato non ha bisogno di comminare pene particolarmente severe, l’importante è che le pene siano certe, cioè che vengano scontate.]
5. KANT
32. (A) In quale scritto il filosofo tedesco Immanuel Kant (1724-1804) dette la sua definizione di Illuminismo?
[In un breve scritto del 1784: Risposta alla domanda: “che cos’è l’Illuminismo?. La domanda era stata posta l’anno precedente dal pastore luterano Johann Friederich Zöllner sulla rivista Berlinische Monatsschrift (“Rivista mensile berlinese”).]
33. (A) Quale definizione dette Kant dell’Illuminismo?
[“L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso”.]
34. (A) Che cosa intende Kant per minorità, quando afferma che l’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso?
[L’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza ricorrere ai consigli o alla guida di qualcun altro, senza ricorrere a un principio di autorità.]
35. (B) Da che cosa dipende secondo Kant l’incapacità di certi uomini di servirsi del loro intelletto?
[Dalla mancanza di coraggio. Infatti, per Kant, il motto dell’Illuminismo dovrebbe essere “sapere aude”, formula latina che si può tradurre con “abbi il coraggio di sapere” o, come dice il filosofo di Königsberg: “Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!”.]
6. ILLUMINISTI ITALIANI
36. (B) In quali città italiane si sviluppò maggiormente l’Illuminismo?
[A Milano e a Napoli.]
37. (B) Chi furono i maggiori illuministi italiani?
[Cesare Beccaria (1738-94), Pietro Verri (1728-97), Antonio Muratori (1672-1750), Gaetano Filangieri (1752-88), Antonio Genovesi (1712-69).]
38. (C) Al netto delle differenze tra gli uni e gli altri, quale necessità sentivano tutti gli illuministi italiani?
[Quella di laicizzare la vita politica italiana. Questa esigenza era sentita anche da Antonio Muratori e Antonio Genovesi che erano sacerdoti cattolici.]
39. (C) Intorno a quale rivista si costituì il gruppo degli illuministi milanesi?
[Intorno alla rivista Il Caffè, fondata dai fratelli Alessandro e Pietro Verri.]
