4.14 CONSIDERAZIONI FINALI SUL RISORGIMENTO
1. MOTIVAZIONI ETICHE E POLITICHE
1. (B) Le motivazioni che portarono all’unificazione italiana erano di carattere politico, economico o etico?
[Erano motivazioni di carattere etico e politico, non economico: l’Italia unita non nacque da una precedente unione doganale come lo Zollverein tra gli Stati tedeschi, e gli scambi tra Regno di Sardegna e Regno delle due Sicilie erano pressoché inesistenti prima dell’unità.]
2. (A) L’unificazione italiana fu realizzata grazie all’azione diplomatica di Cavour o al movimento patriottico di cui Garibaldi assunse la guida?
[Grazie al concorso di entrambe queste spinte.]
2. UN’UNIFICAZIONE INASPETTATA
3. (B) L’unificazione italiana fu progettata a tavolino da Cavour e Vittorio Emanuele II o fu il risultato di eventi inaspettati e imprevedibili?
[Fino al 1859 il progetto di Cavour e Vittorio Emanuele II era quello di costituire un Regno dell’Alta Italia, non un regno che si estendesse sull’intera penisola, poi, tra il 1859 e il 1860, gli eventi presero un altro corso (negli Stati e nelle province dell’Italia centrale i sovrani e i governatori vennero cacciati, e Garibaldi, dopo aver conquistato la Sicilia, risalì la Penisola), a quel punto Cavour seppe sfruttarli a vantaggio del Regno Sabaudo per unificare tutta l’Italia. Nessuno nel 1859 aveva previsto che due anni dopo l’Italia sarebbe stata unificata.]
4. (B) Chi fu l’unico dei grandi protagonisti del Risorgimento italiano a credere fin dall’inizio nell’Italia unita?
[Mazzini, sebbene neppure lui nel 1859 si aspettasse che due anni dopo quest’idea si sarebbe concretizzata.]
3. LA DELUSIONE DI MAZZINI
5. (C) Mazzini rimase soddisfatto dell’unificazione italiana?
[No, perché egli avrebbe voluto un’Italia repubblicana e democratica. Fra l’altro, nel nuovo Stato italiano Mazzini rimaneva un cospiratore politico condannato a morte.]
6. (C) Sarebbe stata possibile nel 1861 un’Italia repubblicana come auspicava Mazzini, anziché un’Italia monarchica?
[No, non solo perché senza l’apporto dell’esercito sabaudo e dell’opera diplomatica di Cavour sarebbe stato estremamente difficile realizzare l’unificazione italiana, ma soprattutto perché nessuna potenza straniera lo avrebbe accettato (a quel tempo erano tutte monarchie o imperi che non gradivano uno Stato repubblicano in Europa; esso infatti avrebbe potuto costituire un modello per rivoluzioni repubblicane anche nei loro Paesi).]
7. (C) Dato che l’unificazione italiana si è realizzata sotto le insegne della dinastia sabauda, l’opera di Mazzini è stata inutile?
[No, perché senza Mazzini non ci sarebbero stati innumerevoli uomini disposti a dare la loro vita per la libertà, che contribuirono concretamente all’unificazione dell’Italia.]
3. IL RISORGIMENTO “TRADITO”
8. (B) Perché molti intellettuali, a cominciare da Mazzini, dopo l’unità d’Italia parlarono di un Risorgimento “mancato” o “tradito” o “incompiuto”?
[Perché non c’era stata quella rigenerazione morale, a cui il termine “Risorgimento” alludeva fin dal XVIII secolo.]
9. (C) Chi è che ha sostenuto che i peggiori nemici degli Italiani sono gli Italiani stessi perché, prima di riformare l’Italia, avrebbero dovuto riformare se stessi?
[Massimo d’Azeglio (1798-1866), patriota, politico, scrittore e pittore italiano, autore, fra l’altro, del romanzo storico Ettore Fieramosca. A lui viene attribuita la massima che in realtà egli non ha mai scritto né probabilmente pronunciato: “Fatta l’Italia, bisogna fare gli Italiani”. È vero però che egli sostenne qualcosa di analogo e anche più forte: “I più pericolosi nemici dell’Italia non sono i Tedeschi, sono gli Italiani. E perché? Per la ragione che gli Italiani hanno voluto fare un’Italia nuova, e loro rimanere gli Italiani vecchi di prima colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina; perché pensano a riformare l’Italia, e nessuno si accorge che per riuscirci bisogna prima che si riformino loro. Il primo bisogno d’Italia è che si formino Italiani che sappiano adempiere al loro dovere, quindi che si formino alti e forti caratteri.”.]
4. L’IDENTITÀ DEGLI ITALIANI
10. (C) Nel corso della storia d’Italia successiva all’unificazione, un valore risorgimentale come l’amor di patria è rimasto vivo nella coscienza degli Italiani?
[No, o meglio, è rimasto vivo paradossalmente in due fasi contrapposte della storia italiana, il Fascismo e la Resistenza, ma è scemato nell’Italia repubblicana. Basti pensare che era al primo posto nella scala dei valori degli Italiani negli anni ‘30 del secolo scorso ed è scivolato al ventesimo posto negli anni ‘80. Il Fascismo si è adoperato con successo per infondere negli Italiani l’amore di patria, ma allo stesso tempo, ha negato la libertà e l’uguaglianza, che erano altri due valori fondanti del Risorgimento. Secondo il giurista e partigiano Piero Calamandrei, il Fascismo, contrariamente alle sue intenzioni, “ha ucciso il senso della patria”: “questo nome di patria per vent’anni ha fatto schifo. Si è avuta la sensazione di essere occupati dagli stranieri: questi italiani fascisti che accampavano sul nostro suolo erano stranieri: se erano Italiani loro, noi non eravamo Italiani”. Per quanto riguarda la Resistenza al Nazifascismo, nelle lettere dei partigiani condannati a morte l’amore per la patria è il tema che ricorre con maggiore frequenza.]
11. (C) Il fatto che gli Italiani abbiano uno scarso amor di patria, fa sì che essi non si sentano Italiani?
[No, gli Italiani si sentono molto Italiani, ma non si sentono cittadini di uno Stato nazionale. È quella che lo storico Emilio Gentile definisce una sorta di schizofrenia degli Italiani.]
12. (C) A che cosa è dovuta, secondo Emilio Gentile, la schizofrenia identitaria degli Italiani?
[Al contrasto tra il sentimento di grandezza per la civiltà del passato (Impero Romano; civiltà dei Comuni; Rinascimento; primo sviluppo della scienza moderna) e il complesso di inferiorità per non essere stati all’altezza di quella storia.]
13. (B) Quale virtù viene generalmente riconosciuta dagli Italiani come un carattere distintivo della loro identità?
[L’arte di arrangiarsi; cioè la capacità di cavarsela in situazioni difficili grazie al proprio ingegno ma anche grazie a mezzi non sempre onesti, senza fare affidamento sullo Stato. Si tratta, quindi, di una virtù che è, allo stesso tempo, un disvalore.]
5. LA MANCANZA DI UNA RELIGIONE CIVILE
14. (B) Che cosa si intende per religione civile?
[Quell’insieme di valori, miti, riti che costituiscono un’etica pubblica e contribuiscono a creare un senso di unità nazionale nel popolo che li condivide. Uno dei popoli che ha sviluppato maggiormente una religione civile è quello degli Stati Uniti d’America, e questo è accaduto nonostante che tra il 1861 e il 1865 gli Stati Uniti siano stati teatro di una delle guerre civili più cruente della storia.]
15. (B) In Italia è stato possibile costituire una religione civile?
[No, principalmente per tre ragioni:
- la predominanza della Chiesa;
- la secolare sudditanza a varie potenze straniere;
- un’antica tendenza degli Italiani a dividersi in campi contrapposti.
Qui di seguito analizziamo questi tre fattori più nei dettagli.
- Una religione civile può emergere solo in uno Stato laico e soprattutto in uno Stato dove non c’è una Chiesa che riveste un ruolo egemone; infatti là dove c’è una Chiesa predominante, essa tende a opporsi a qualsiasi proposta etica pubblica alternativa a quella che essa propugna.
- Il problema dell’Italia non è solo che ha raggiunto l’unità nazionale tardivamente, ma che per secoli è stata soggetta alla dominazione di diversi sovrani stranieri. La Germania, che è stata unificata addirittura dieci anni dopo l’Italia, pur essendo stata frammentata per secoli in una miriade di Staterelli, è stata sempre governata da principi tedeschi.
- La tendenza degli italiani a dividersi in campi contrapposti risale al Medioevo e ha come archetipo la divisione tra guelfi e ghibellini.
]
6. LA STORIOGRAFIA ANTI-RISORGIMENTALE
16. (C) La storiografia italiana è stata indulgente verso il Risorgimento?
[No, la storiografia italiana fin dall’inizio è stata molto critica verso il Risorgimento e verso l’immagine oleografica che di esso voleva dare il neonato Regno d’Italia.]
17. (C) Quale critica ha mosso Antonio Gramsci e, sulla sua scia, la storiografia marxista al Risorgimento?
[Quella di non aver mobilitato le masse popolari perché fu dominato da forze moderate che misero fuori gioco quelle più radicali rappresentate dai mazziniani e di non aver realizzato una redistribuzione della terra a favore dei contadini (per questo, Gramsci ha definito il Risorgimento una “rivoluzione agraria mancata”).]
18. (C) La critica di Gramsci al Risorgimento è stata fortemente contestata; con quali argomenti?
[
- Le masse contadine erano a quell’epoca tendenzialmente “sanfediste” e reazionarie;
- se ci fosse stata, la rivoluzione agraria avrebbe impedito quella accumulazione capitalistica necessaria al decollo industriale italiano (tesi sostenuta da Rosario Romeo).
]
19. (C) Recentemente il Risorgimento è stato sottoposto a pesanti critiche che hanno ricevuto un’ampia attenzione mediatica, ma che sono state ampiamente contestate dalla storiografia accademica come scientificamente poco fondate; su quali punti vertono questi attacchi al Risorgimento?
[
- Il Regno delle due Sicilie era molto evoluto e il Mezzogiorno è regredito dopo l’unità d’Italia e a causa di essa (tesi neoborbonica);
- Garibaldi eseguì un piano ordito dalla Massoneria per distruggere il potere papale (tesi neoguelfa).
]
7. L’ARRETRATEZZA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE
20. (C) È vero, come sostengono i cosiddetti neoborbonici, che il Regno delle due Sicilie era molto evoluto prima dell’unificazione italiana?
[No, non lo era sul piano politico (era una monarchia assoluta, isolata a livello internazionale), economico (era un Paese privo di un sistema industriale capitalistico e caratterizzato da un’agricoltura arretrata basata sul latifondo), sociale (la stragrande maggioranza della popolazione era costituita da contadini analfabeti; la borghesia imprenditoriale era quasi inesistente), culturale (l’analfabetismo era ampiamente diffuso e il dissenso politico duramente represso).]
21. (C) Quale fu l’ultimo periodo nel quale nel Regno delle due Sicilie vennero avviate delle riforme per modernizzare il Paese?
[Il Settecento, ma il sogno illuminista di modernizzare il Paese fu definitivamente spazzato via dalla reazione sanfedista alla Repubblica Partenopea (1799).]
22. (C) Quale linea ferroviaria viene spesso citata dai neoborbonici per dimostrare che il Regno delle due Sicilie era molto avanzato nel XIX secolo?
[La Napoli-Portici, che fu la prima linea ferroviaria costruita in Italia (1839); ma si dimentica di aggiungere che, al momento dell’unità d’Italia, il Regno delle due Sicilie contava appena 100 km di linee ferroviarie contro i 1.000 del Piemonte. Inoltre la tratta Napoli-Portici serviva a collegare due regge borboniche, ma non aveva nessuna utilità per la società civile.]
8. RISORGIMENTO ANTI-CLERICALE MA NON ANTI-CATTOLICO
23. (C) Il Risorgimento fu una congiura massonica?
[No, questa è una tesi priva di fondamento storico; ciò non toglie che alcuni dei suoi protagonisti, tra i quali Garibaldi, furono massoni.]
24. (C) Il Risorgimento fu un movimento anti-cattolico?
[No, è innegabile che fu un movimento anti–clericale ma non fu anti-cattolico né tantomeno anti-cristiano. A conferma del fatto che il Risorgimento non fu un movimento anti-cattolico, ci limitiamo qui a rilevare che lo Statuto Albertino, adottato dal Regno di Sardegna nel 1848 e rimasto in vigore nel Regno d’Italia, affermava che il Cattolicesimo era la religione ufficiale dello Stato.]
25. (C) A che cosa fu dovuto l’anti-clericalismo del Risorgimento?
[A due fattori:
- al fatto che lo Stato Pontificio si opponeva all’unità d’Italia;
- al fatto che Papa Pio IX, dopo un’iniziale apertura al liberalismo, si arroccò su posizioni profondamente reazionarie, anti-liberali, anti-democratiche, anti-moderne.
]
