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8.3 I GOVERNI DELLA DESTRA STORICA


1. CARATTERI GENERALI

1. (A) In che periodo governò la Destra storica?

[Nei primi quindici anni di regno: dal 1861 al 1876.]

2. (B) Da quali regioni provenivano i politici della Destra storica?

[Erano per lo più Piemontesi, o comunque provenivano dall’Italia centro-settentrionale. Tanto per fare degli esempi: Alfonso La Marmora, Quintino Sella, Giuseppe Lanza erano piemontesi; Stefano Jacini e Emilio Visconti-Venosta erano lombardi; Bettino Ricasoli era toscano; Marco Minghetti era emiliano.]

3. (B) Da quali tratti distintivi furono caratterizzate le personalità politiche della Destra storica?

[Da onestà, rigore, sobrietà.]

4. (A) Quali obiettivi politici conseguì la Destra storica nei suoi 15 anni di governo?

[

  1. Contribuì a unificare il Paese sul piano amministrativo e culturale;
  2. ammodernò e laicizzò il Paese;
  3. sconfisse il brigantaggio (almeno sul piano militare);
  4. raggiunse l’obiettivo del pareggio di bilancio;
  5. annetté il Veneto;
  6. conquistò Roma e vi trasferì la capitale.

]

2. L’ACCENTRAMENTO AMMINISTRATIVO

5. (A) Che cosa fece la Destra storica per unificare il Paese?

[Optò per l’accentramento amministrativo, imponendo su tutto il territorio nazionale le leggi piemontesi (“piemontesizzazione” dell’Italia); abolì i dazi doganali interni; impose un’unica moneta (la Lira, già circolante in Piemonte e Toscana); uniformò i sistemi di misura.]

6. (B) Come divise il territorio italiano la Destra storica, da un punto di vista amministrativo?

[L’Italia fu divisa in Province e Comuni (le Regioni a quel tempo non erano entità amministrative); i prefetti erano di nomina governativa (dipendevano dal Ministero dell’Interno) e i sindaci erano designati direttamente dal re. Si trattava quindi di un sistema fortemente accentrato.]

7. (B) Perché la Destra storica optò per l’accentramento piuttosto che per il decentramento amministrativo?

[Sia perché l’Italia, essendo stata divisa per secoli in una miriade di Staterelli, era molto disomogenea (c’era quindi bisogno di unificarla, non solo sul piano politico, ma anche amministrativo e culturale), sia perché c’era il pericolo che forze anti-unitarie la disgregassero. Va comunque precisato che non tutti gli esponenti della Destra storica erano a favore dell’accentramento amministrativo; non lo era per esempio Marco Minghetti, ma la sua posizione rimase minoritaria.]

8. (C) A quale modello si ispirava la riforma amministrativa della Destra storica?

[A quello della Francia napoleonica.]

3. LA LEGGE CASATI

9. (A) Che cos’era la legge Casati?

[Era una legge sull’istruzione, approvata nel 1859 in Piemonte, che nel 1861 la Destra storica estese a tutto il territorio nazionale. Prendeva il nome dal Ministro dell’Istruzione che l’aveva proposta: Gabrio Casati. Prima della legge Casati, l’istruzione era di solito impartita da maestri privati e da scuole appartenenti alla Chiesa; essendo a pagamento, solo i ceti più elevati potevano permettersela.]

10. (B) Che cosa prevedeva la legge Casati?

[Una scuola elementare pubblica e gratuita della durata di 4 anni, di cui i primi 2 obbligatori. Maschi e femmine frequentavano classi separate.]

11. (B) In base alla legge Casati, a chi era affidato il compito di costruire gli edifici scolastici e di assumere gli insegnanti?

[Ai Comuni. Erano i Comuni che dovevano reperire i fondi per l’edilizia scolastica e per pagare gli stipendi agli insegnanti; di conseguenza i cittadini dei Comuni che non avevano sufficienti mezzi finanziari erano penalizzati sul piano scolastico.]

12. (B) La legge Casati riuscì a sradicare l’analfabetismo in Italia?

[Non lo eliminò, ma contribuì lentamente a ridurlo. Nel 1861 gli analfabeti in Italia erano il 78% della popolazione italiana, nel 1900 il 50%.]

13. (B) Perché l’analfabetismo nei decenni che seguirono l’unità d’Italia rimase alto nonostante l’obbligo scolastico?

[Per tre ragioni:

  1. perché molte famiglie contadine povere preferivano far lavorare i loro giovanissimi figli nei campi piuttosto che mandarli a scuola (la scuola era un “lusso” che non si potevano permettere);
  2. perché, nelle zone più arretrate del Paese, i Comuni non avevano i soldi per costruire scuole e pagare gli insegnanti;
  3. perché non erano previste sanzioni e organi di controllo (l’obbligo scolastico rimaneva sulla carta).

]

4. LA LEGGE ELETTORALE DELLA DESTRA STORICA

14. (B) Quale legge elettorale fu introdotta in Italia subito dopo l’unificazione?

[Quella che era stata la legge elettorale del Regno di Sardegna.]

15. (B) Quali requisiti occorreva avere per godere del diritto di voto in base alla legge elettorale già in vigore nel Regno di Sardegna, che la Destra storica estese al Regno d’Italia?

[

  1. Avere almeno 25 anni di età;
  2. saper leggere e scrivere;
  3. pagare almeno 25 Lire di imposte l’anno (che era una cifra alta per l’Italia dell’epoca).

Era una legge fortemente censitaria: meno del 2% della popolazione aveva diritto di voto (poco più di 400.000 persone); gran parte della media borghesia era esclusa. Bastavano poche centinaia di voti per essere eletti deputati.]

16. (C) La legge elettorale della Destra storica era molto diversa da quelle di altri Paesi europei nello stesso periodo storico?

[No, ad eccezione dell’Inghilterra, dove la riforma elettorale del 1832 aveva notevolmente allargato il diritto di voto; la differenza stava nel fatto che in altri Stati europei il reddito medio era più alto e l’analfabetismo assai meno diffuso, pertanto la percentuale degli aventi diritto al voto era maggiore che in Italia.]

5. AMMODERNAMENTO E LAICIZZAZIONE DEL PAESE

17. (B) Quali furono le opere più imponenti che la Destra storica realizzò per modernizzare l’Italia?

[Costruì delle infrastrutture come porti, strade e, soprattutto, tratti ferroviari. La rete ferroviaria italiana al momento dell’unificazione era costituita da 1.700 km di strade ferrate (di cui 1.500 solo in Piemonte, Lombardia e Toscana); nel 1865 da oltre 4.000 km; nel 1870 da 6.000 km… e l’incremento continuò poi anche con la Sinistra storica.]

18. (C) Quale fu la legge approvata dalla Destra storica all’insegna del laicismo che fece più scalpore?

[La legge del 1865 sul matrimonio civile: da allora il matrimonio celebrato in chiesa di per sé non aveva più valore giuridico; per avere valore giuridico, il matrimonio doveva essere celebrato davanti a un funzionario civile.]

6. LA POLITICA COMMERCIALE LIBERISTA

19. (A) Quale tipo di politica economica intraprese la Destra storica nell’ambito dei commerci internazionali?

[La Destra storica abbassò le tariffe doganali per favorire le esportazioni agricole e incoraggiare l’importazione dall’estero di macchinari sia agricoli che industriali (politica liberista).]

20. (B) Quali conseguenze ebbe l’abbassamento delle tariffe doganali da parte della Destra storica?

[Aumentarono gli sbocchi dei prodotti agricoli italiani sui mercati internazionali, ma, di contro, i prodotti industriali italiani furono penalizzati dalla concorrenza straniera (quelli che arrivavano in Italia dall’estero erano meno costosi).]

7. LA POLITICA FISCALE DELLA DESTRA STORICA

21. (A) Quale fu la politica fiscale della Destra storica?

[La Destra storica aumentò considerevolmente il prelievo fiscale soprattutto attraverso le imposte indirette. Ricordiamo che le imposte dirette sono le tasse che il cittadino paga in proporzione al proprio patrimonio (quello che possiede) e al proprio reddito (quello che guadagna). Mentre le imposte indirette sono quelle contenute all’interno del prezzo di un prodotto, come le imposte sui consumi; tutti le pagano quando comprano un certo prodotto indipendentemente dal reddito che percepiscono.]

22. (B) Perché la Destra storica inasprì la pressione fiscale?

[Perché il neonato Stato italiano:

  1. si trovò a fronteggiare molte spese per creare infrastrutture, amministrare il Paese, sostenere i costi delle guerre (guerra al brigantaggio e Terza Guerra d’Indipendenza);
  2. ereditò i debiti degli Stati italiani annessi.

]

23. (A) Quale famigerata imposta indiretta introdusse la Destra storica?

[La tassa sul macinato.]

24. (A) Che cos’era la tassa sul macinato?

[Era una tassa introdotta dalla Destra storica nel 1868, su proposta del Ministro delle Finanze Quintino Sella, che si applicava sulle farine di tutti i cereali (per macinato, in questo caso, si intende la farina che deriva dalla macinazione dei cereali). Era detta anche “tassa sul pane”.]

25. (B) Come fu accolta la tassa sul macinato dalla popolazione italiana?

[Fu una tassa molto odiata, perché gravava soprattutto sui ceti più poveri che costituivano la maggioranza della popolazione; infatti la loro capacità di spesa era quasi tutta orientata all’alimentazione che si basava principalmente sul pane (un pane spesso fatto non di frumento, cioè di grano, ma di cereali meno costosi…). Contro questa tassa iniqua ci furono molte proteste popolari che, talvolta, degenerarono in veri e propri tumulti. La repressione dello Stato fu durissima: fu decretato lo stato d’assedio e fu inviato l’esercito a stroncare le rivolte; negli scontri oltre 200 manifestanti rimasero uccisi.]

26. (C) Oltre a sostenere le ingenti spese e a ridurre il debito pubblico, inasprendo la pressione fiscale la Destra storica si poneva l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio; vi riuscì?

[Sì, nel 1875.]

27. (C) Chi fu il Ministro delle Finanze della Destra storica che fece del pareggio di bilancio “una questione di vita o di morte”?

[Quintino Sella.]