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2.2 I SOCIALISTI UTOPISTI


1. I SOCIALISTI UTOPISTI

1. (A) Chi erano i socialisti utopisti?

[Erano quei socialisti che ritenevano che, per superare gli effetti negativi dell’industrializzazione, occorresse una collaborazione tra imprenditori e operai e che un cambiamento radicale della società fosse possibile senza necessariamente ricorrere a una rivoluzione violenta.]

2. (B) Chi ha coniato la definizione di “socialisti utopisti” per riferirsi a certi socialisti ottocenteschi suoi contemporanei?

[Karl Marx nel Manifesto del Partito Comunista del 1848. Al socialismo utopistico egli contrapponeva il suo “socialismo scientifico”.]

3. (C) A quale tradizione di pensiero si ricollega il socialismo utopistico ottocentesco?

[All’utopismo moderno di Tommaso Moro, Tommaso Campanella e Francesco Bacone. Come si ricorderà, l’inglese Tommaso Moro (italianizzazione di Thomas More, 1478-1535) è stato l’autore dell’Utopia (1516); il calabrese Tommaso Campanella (1568-1639) è stato l’autore della Città del sole (pubblicato postumo nel 1643); l’inglese Francesco Bacone (italianizzazione di Francis Bacon, 1561-1626) autore di La nuova Atlantide (New Atlantis, pubblicata postuma nel 1626). Nell’antichità un anticipatore dell’utopismo moderno è stato Platone con il suo dialogo la Repubblica.]

4. (A) Quali sono stati i principali socialisti utopisti dell’Ottocento?

[Claude-Henri de Saint-Simon, Charles Fourier, Robert Owen. Invece Pierre Joseph Proudhon, che a volte viene menzionato tra i socialisti utopisti, è da considerare più un antesignano del pensiero anarchico, e Auguste Blanqui fu un socialista rivoluzionario e cospirativo, non un utopista.]

2. SAINT-SIMON

5. (A) Che cosa profetizzava l’aristocratico francese Claude-Henri de Saint-Simon (1760-1825) negli anni Venti dell’Ottocento?

[L’avvento di una società governata dai produttori e libera dai ceti improduttivi e parassitari.]

6. (A) Chi erano, secondo Saint-Simon, rispettivamente, i ceti produttivi e quelli parassitari?

[I ceti produttivi erano gli industriali, gli operai, gli scienziati e i tecnici; i ceti improduttivi e parassitari erano l’aristocrazia e il clero. In Saint-Simon quindi non c’è una contrapposizione tra capitalisti e lavoratori: sia gli industriali che gli operai fanno parte del ceto produttivo e sono parimenti utili alla società. Saint-Simon riassunse il suo pensiero in una ipotesi famosa: se la Francia perdesse improvvisamente i suoi politici e i suoi uomini di Chiesa, lo Stato non ne avrebbe alcun danno; se, invece, perdesse scienziati, artisti e artigiani, il danno sarebbe irreparabile.]

7. (C) Che cosa pensava Saint-Simon del diritto di eredità?

[Che dovesse essere abolito per eliminare le disparità dovute al “caso della nascita”.]

8. (B) Le idee di Saint-Simon ebbero successo?

[Sì, Saint-Simon fece molti proseliti soprattutto in Francia, e il sansimonismo divenne una ideologia e un movimento molto diffusi. Fu l’unico socialista utopista che si guadagnò la stima di Marx e Engels.]

3. ROBERT OWEN

9. (A) Chi era Robert Owen (1771-1858)?

[Un industriale cotoniero gallese (cioè del Galles, nel Regno Unito), che tentò di mettere in pratica i suoi ideali filantropici, prima, nel suo stabilimento tessile a New Lanark, in Scozia; poi, negli Stati Uniti, dove istituì la colonia New Harmony (nello Stato dell’Indiana nel 1825). Fu anche uno dei fondatori delle Trade Unions.]

10. (B) Quali innovazioni introdusse nella sua fabbrica tessile New Lanark Robert Owen?

[Aumentò i salari agli operai; ridusse le ore della giornata lavorativa; fece costruire case per gli operai; creò un sistema scolastico per l’educazione dei figli degli operai, che tra le discipline curricolari prevedeva anche la danza, la musica e l’educazione fisica. Bisogna ricordare che a quel tempo non c’era l’obbligo scolastico e i bambini spesso erano costretti a lavorare nei campi o in fabbrica.]

11. (B) Gli esperimenti utopistici di Robert Owen ebbero successo?

[No, fallirono. Nelle intenzioni di Owen la fabbrica New Lanark e la colonia New Harmony, avrebbero dovuto costituire dei modelli da estendere al mondo intero, ma non ressero né sul piano economico né sul piano sociale.]

4. CHARLES FOURIER

12. (A) In che cosa consisteva l’utopia socialista del filosofo francese Charles Fourier (1772-1837)?

[Egli immaginava delle comunità di diverse centinaia di persone (circa 1.600) che decidevano volontariamente di vivere insieme e di produrre quasi tutto ciò di cui avevano bisogno (il commercio con l’esterno era ammesso, ma doveva essere ridotto ai minimi termini).]

13. (B) Come si chiamavano le comunità ideate da Charles Fourier?

[Falangi, mentre falansteri erano chiamati gli edifici in cui i membri delle falangi abitavano e in cui condividevano i servizi.]

14. (B) Come doveva essere organizzato il lavoro nelle falangi, secondo Charles Fourier?

[Ciascun individuo (uomini e donne) si sarebbe dedicato alle occupazioni preferite in base alle proprie inclinazioni, ma ogni tanto avrebbe cambiato attività per evitare una specializzazione rigida. Il lavoro, perdendo ogni carattere costrittivo, secondo Fourier, sarebbe diventato gratificante come il gioco dei fanciulli.]

15. (B) A parte l’organizzazione del lavoro, per quali altri aspetti le falangi ideate da Charles Fourier erano rivoluzionarie per l’epoca?

[La proprietà privata era ammessa, ma doveva essere fortemente limitata; i rapporti sessuali erano liberi e non inquadrati in un rigido schema familiare.]

16. (B) Come immaginava Charles Fourier che il suo modello avrebbe potuto diffondersi?

[Egli pensava che si sarebbe imposto con la sola forza dell’esempio, non con una rivoluzione.]

17. (C) Da chi furono realizzate delle falangi sul modello di Charles Fourier?

[Non da Charles Fourier, ma da alcuni suoi seguaci, soprattutto negli Stati Uniti, ma fallirono per vari motivi: problemi economici, difficoltà nel gestire la comunità, divergenze tra i membri, contrasti con la realtà esterna…]

5. AUGUSTE BLANQUI

18. (A) Chi era Auguste Blanqui (1805-81)?

[Non fu un socialista utopista in senso proprio, ma un socialista rivoluzionario, che riteneva che la rivoluzione dovesse essere guidata da una élite di individui determinati e capaci di pianificarla con cura, piuttosto che da una massa disordinata.]

19. (B) Secondo Auguste Blanqui, la rivoluzione socialista doveva essere violenta?

[Se necessario, i rivoluzionari non dovevano farsi problemi ad usare la violenza; anche in questo si distingueva dai socialisti utopisti.]