2.4 L’ANARCHISMO
1. DEFINIZIONE GENERALE DI ANARCHISMO
1. (A) Quale società ideale vagheggiavano gli anarchici nell’Ottocento?
[Una società senza Stato e senza classi, in cui tutti gli uomini fossero liberi e uguali e in cui fosse abolita la proprietà privata e i mezzi di produzione fossero in mano a piccole cooperative di lavoratori. Gli anarchici confidavano nella nascita di piccole comunità autorganizzate prive di una struttura verticistica (federalismo libertario).]
2. (A) Quali erano il valore più alto e il suo polo negativo per gli anarchici ottocenteschi?
[Il valore più alto era la libertà; il suo polo negativo era qualsiasi forma di autorità (potere).]
3. (B) L’anarchismo ottocentesco faceva parte della galassia socialista?
[Sì, perché ne condivideva gli obiettivi, ovvero l’abolizione della proprietà privata e l’abbattimento del sistema capitalistico, ma, a differenza di altre correnti socialiste, non ammetteva alcuna forma di Stato o di potere autoritario neppure in una fase transitoria. Per completezza di informazione, è opportuno aggiungere che nel XIX secolo Max Stirner (1806-56) sviluppò una forma di anarchismo individualista che non aveva nulla a che vedere con il socialismo e che nel XX secolo è emersa una forma di anarchismo niente affatto socialista, l’anarcocapitalismo, secondo cui la massima libertà si può ottenere solo in una società pienamente capitalistica; il suo padre fondatore è considerato l’economista austriaco Murray Newton Rothbard (1926-95).]
4. (B) Quali azioni dimostrative esemplari fecero, a più riprese, gli anarchici nella seconda metà del XIX secolo, per offrire alle masse l’esempio che era possibile abbattere il potere e i suoi simboli?
[Delle azioni terroristiche individuali (la cosiddetta ‘propaganda del fatto’), praticate da alcune correnti anarchiche, mirate a uccidere “i potenti della terra”. Tra le vittime di attentati anarchici tra fine Ottocento e inizio Novecento, ricordiamo lo zar Alessandro II (1881), il presidente francese Sadi Carnot (1894); l’imperatrice d’Austria Elisabetta (1898); il re d’Italia Umberto I (1900); il presidente americano McKinley (1901).]
2. UN ANTESIGNANO DELL’ANARCHISMO: PROUDHON
5. (B) Perché l’economista e filosofo francese Pierre Joseph Proudhon (1809-65) è considerato un antesignano dell’anarchismo?
[Perché, pur muovendosi in un orizzonte di pensiero socialista libertario, metteva in guardia da un socialismo organizzato da uno Stato centralizzato e burocratico. In sintesi, era anarchico perché era contro lo Stato.]
6. (A) Quale famosa definizione dà della proprietà privata Pierre Joseph Proudhon nello scritto Che cos’è la proprietà? del 1840?
[“La proprietà è un furto”. In realtà Proudhon non condannava la proprietà in se stessa, ma la sua concentrazione in poche mani. Il suo auspicio non era che la proprietà privata venisse abolita, ma che fosse più diffusa.]
7. (C) Quale organizzazione della società e del lavoro vagheggiava Pierre Joseph Proudhon?
[Un mutualismo anarchico, fondato sulla cooperazione tra lavoratori e imprese, e su associazioni mutualistiche in cui gli individui si univano volontariamente per scambiarsi beni e servizi senza intermediazioni, senza sfruttamento e senza Stato.]
3. L’ANARCHISMO DI BAKUNIN
8. (A) Chi è stato il fondatore e il massimo teorico del movimento anarchico?
[Michail Bakunin (1814-76), un cospiratore russo, esule in Italia e Svizzera. Un peso importante nella sua formazione lo ebbe Pierre-Joseph Proudhon (1809-65).]
9. (A) Quali sono le due principali istituzioni in cui si incarna l’autorità (il potere) per Bakunin?
[Lo Stato e la religione.]
10. (A) Come si arriva alla società senza Stato e senza classi, secondo Bakunin?
[Attraverso la rivolta armata spontanea preparata dalla propaganda e da azioni terroristiche esemplari.]
11. (A) Qual è il soggetto sociale destinato a compiere la rivoluzione che porta alla società senza classi e senza Stato per Bakunin?
[Le masse diseredate: operai, contadini e sottoproletari.]
12. (B) Che cosa contestavano gli anarchici ai marxisti riguardo alla rivoluzione?
[
- Che il soggetto destinato a compiere la rivoluzione fossero solo gli operai e non anche i contadini e i sottoproletari;
- che si dovesse passare da una fase transitoria di dittatura del proletariato: per Bakunin, se il fine è la libertà, anche i mezzi devono essere libertari. Non è plausibile per Bakunin che le masse popolari per ottenere l’emancipazione debbano prima essere soggiogate da una dittatura.
]
