30.3 I TENTATIVI DI RIFORMA FISCALE E GLI STATI GENERALI
1. I TENTATIVI DI RIFORMA
1. (B) A chi affidò Luigi XVI il compito di risolvere la crisi finanziaria in cui versava l’erario francese alla vigilia della rivoluzione?
[A vari controllori generali delle finanze che si alternarono al vertice del ministero delle finanze: Turgot, Calonne, Brienne, Necker.]
2. (B) Quali misure adottarono i vari ministri delle finanze di Luigi XVI per risollevare lo Stato francese dalla crisi finanziaria?
[Tentarono o di imporre delle tasse fondiarie alla nobiltà (Turgot, Calonne, Brienne) o di ridurre gli sprechi (Necker); ma in entrambi i casi incontrarono la netta opposizione della nobiltà e Luigi XVI, per non inimicarsi l’aristocrazia, si risolse a licenziarli.]
3. (B) Quale iniziativa destinata a suscitare enorme scandalo intraprese il ministro delle finanze Jacques Necker nel 1781?
[Fece pubblicare il bilancio dello Stato francese (fino a quel momento rimasto segreto), da cui risultava che le spese militari e le spese per il mantenimento della nobiltà di corte erano esorbitanti. Scopo di questa iniziativa era ottenere il sostegno di un’opinione pubblica indignata alle riforme fiscali che Necker aveva in progetto di lanciare e che consistevano nell’estendere gli obblighi fiscali anche alla nobiltà. Ma l’effetto fu che il re, su richiesta della nobiltà, licenziò Necker.]
2. I PARLAMENTI
4. (B) Attraverso quale organo istituzionale la nobiltà francese negli anni precedenti alla rivoluzione era riuscita a bloccare l’imposizione delle tasse ai nobili e la riduzione degli sprechi di denaro pubblico?
[Attraverso il Parlamento di Parigi e i Parlamenti di altre città francesi.]
5. (B) Che cos’erano i Parlamenti nella Francia pre-rivoluzionaria?
[Non erano delle assemblee con poteri legislativi, bensì delle corti di giustizia (tribunali) che avevano anche il compito di registrare gli editti regi di natura fiscale e la facoltà di respingerli (“rimostrare”), se li giudicavano non legittimi. È vero che l’ultima parola spettava al re, ma i Parlamenti per protesta potevano mettersi in sciopero, interrompendo così l’attività giudiziaria, e potevano intentare processi ai ministri.]
6. (B) Perché il Parlamento di Parigi, così come i Parlamenti di altre città, si opponevano alle riforme fiscali proposte dai vari controllori generali delle finanze di Luigi XVI?
[Perché queste riforme andavano a colpire i nobili, ma i magistrati che componevano i Parlamenti erano nobili che intendevano difendere i privilegi del loro ceto.]
3. GLI STATI GENERALI
7. (A) Dopo che Luigi XVI nel 1787 aveva sciolto il Parlamento di Parigi che si era opposto per l’ennesima volta ai tentativi di riforma fiscale, quale iniziativa prese il re su suggerimento del controllore generale delle finanze Jacques Necker nell’agosto 1788?
[Convocò gli Stati Generali per il 5 maggio dell’anno seguente (1789), in modo che fossero loro ad affrontare la questione finanziaria. Jacques Necker, banchiere ginevrino, era stato controllore delle finanze tra il 1776 e il 1781; poi lo fu di nuovo dal 1788 al 1789.]
8. (A) Che cos’erano gli Stati Generali?
[Erano l’assemblea dei rappresentanti dei tre ordini (clero, nobiltà e Terzo Stato). Tale assemblea era stata convocata per la prima volta nella storia nel 1302 da Filippo IV il Bello per risolvere a suo favore lo scontro con Papa Bonifacio VIII. Dal 1614 (quando reggente di Francia era Maria de’ Medici) non era stata più convocata, perché i sovrani assoluti mal sopportavano che un’assemblea, che rappresentava il popolo, interferisse con le loro decisioni.]
9. (B) Chi era favorevole alla convocazione degli Stati Generali per risolvere la questione fiscale-finanziaria nel 1788?
[Tutti: nobiltà e clero confidavano nel fatto che gli Stati Generali avrebbero ribadito il loro privilegio di non pagare le tasse; la borghesia, al contrario, sperava che avrebbero imposto le tasse ai primi due ordini: nobiltà e clero; i contadini speravano che fossero abolite le decime dovute alla Chiesa e le corvées feudali; il re si liberava del peso di prendere una decisione sgradita a una parte del Paese.]
4. I CAHIERS DE DOLÉANCES
10. (B) Come vennero scelti i rappresentanti dei tre ordini dell’Assemblea degli Stati Generali?
[Tra agosto 1788 e maggio 1789, in tutto il territorio del Regno vennero costituite delle assemblee elettorali a suffragio censitario maschile, per l’elezione dei deputati dei tre ordini da inviare all’Assemblea degli Stati Generali a Parigi.]
11. (A) Che cos’erano i cahiers de doléances (leggi: caglié de doleàns)?
[I cahiers de doléances (quaderni di lamentele, di lagnanze) erano dei documenti redatti dai sudditi francesi nei mesi della campagna elettorale per gli Stati Generali e consegnati ai deputati, affinché li presentassero al re; documenti nei quali venivano denunciate ingiustizie e venivano fatte delle richieste e rivendicazioni. Ne furono redatti circa 60.000. A scrivere questi documenti di denuncia e rivendicazione furono non solo i notabili delle varie province, ma anche i membri della piccola borghesia come artigiani e piccoli commercianti.]
12. (B) Da quello che emerse dai cahiers de doléances, quali erano le principali rivendicazioni del Terzo Stato? [
- L’uguaglianza giuridica e fiscale;
- l’abolizione dei privilegi feudali a favore di nobiltà e clero;
- l’adozione del merito come forma di promozione sociale.]
5. LA QUESTIONE PROCEDURALE
13. (A) Tradizionalmente come si votava nell’Assemblea degli Stati Generali?
[I rappresentanti dei tre ordini all’Assemblea degli Stati Generali al momento delle votazioni si dividevano in tre camere separate, ciascuna delle quali era costituita da 300 membri ed esprimeva un unico voto: un voto veniva espresso dalla camera del clero, uno da quella dei nobili e un altro da quella del Terzo Stato.]
14. (A) Se nel 1789 la procedura di votazione degli Stati Generali fosse rimasta quella tradizionale, che cosa ne sarebbe derivato?
[Che in una votazione sull’estensione delle tasse ai due ceti privilegiati, nobiltà e clero, questi si sarebbero opposti e avrebbero vinto due a uno contro il Terzo Stato.]
15. (A) Riguardo alla procedura di votazione nell’Assemblea degli Stati Generali, durante la campagna elettorale del 1788-89, che cosa chiesero al re gli esponenti del Terzo Stato riuniti in un movimento chiamato “partito nazionale” (o “partito patriota”)?
[Chiesero una doppia modifica del regolamento sulla votazione:
- il raddoppio dei loro rappresentanti (da 300 a 600);
- e che si votasse in un’unica assemblea per testa (individuale) e non per ordine: cioè che ciascun individuo votasse liberamente a prescindere dall’orientamento del proprio ceto.
In questo modo i membri del Terzo Stato speravano che, grazie a delle defezioni tra i nobili e soprattutto tra gli ecclesiastici, avrebbero ottenuto la maggioranza nelle votazioni.]
16. (A) Luigi XVI accolse le richieste avanzate dal “partito nazionale” sul cambiamento della procedura di voto all’interno degli Stati Generali?
[Accolse la richiesta di raddoppiare i rappresentanti del Terzo Stato, ma non quella di sostituire il voto per ordine con il voto per testa.]
6. CHE COS’È IL TERZO STATO? SECONDO L’ABATE SIEYÈS
17. (B) La posizione del Terzo Stato sulla procedura di votazione fu appoggiata da un pamphlet dal titolo Che cos’è il Terzo Stato?, pubblicato nel gennaio del 1789; chi ne era l’autore?
[L’Abate Emmanuel-Joseph Sieyés (1748-1836). Nonostante fosse un abate, cioè un appartenente al clero, Sieyés venne eletto come rappresentante del Terzo Stato. Ricordiamo che un pamphlet è un breve scritto di contenuto polemico e di tono satirico.]
18. (C) Nel suo pamphlet dal titolo Che cos’è il Terzo Stato?, che cosa rispondeva l’autore, ovvero l’abate Sieyés, alla domanda del titolo?
[Che il Terzo Stato è tutto; che però finora nell’ordinamento pubblico non ha contato nulla e che aspirava a diventare qualcosa: “Che cos’è il Terzo Stato? Tutto. Che cosa ha rappresentato finora nell’ordinamento pubblico? Nulla. Che cosa chiede? Di diventare qualcosa.”.]
19. (B) Nel suo famoso pamphlet sul Terzo Stato, con che cosa identificava l’intera nazione francese l’abate Sieyès?
[La identificava con il Terzo Stato, in quanto era il ceto produttivo, mentre la nobiltà, scriveva l’abate Sieyès, “è assolutamente estranea alla nazione per la sua fannullaggine”.]
