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8.11 LA QUESTIONE MERIDIONALE


1. COSA, QUANDO, PERCHÈ

1. (A) Che cosa si intende per questione meridionale?

[L’arretratezza dell’Italia meridionale, sul piano economico e non solo, rispetto a quella settentrionale, e il fatto che il divario tra queste due macro-aree, dall’unità d’Italia in poi, sia rimasto più o meno ampio e non si sia mai annullato. Sulle cause e sui possibili rimedi di questo problema sono stati scritti fiumi d’inchiostro; in questo capitolo cercheremo di darne un quadro sintetico ma, per quanto possibile, obiettivo, concentrandoci sui primi quarant’anni del Regno d’Italia (il discorso verrà ripreso e ampliato in lezioni che riguardano la storia d’Italia successiva).]

2. (A) Quando è sorta la questione meridionale?

[È sorta con l’unità d’Italia, anche se, a livello di dibattito pubblico, si cominciò a parlarne soprattutto a partire dall’inchiesta Jacini degli anni ’80 dell’800.]

3. (B) Perché la questione meridionale è sorta con l’unità d’Italia?

[Non perché il Regno d’Italia abbia determinato l’arretratezza di un Mezzogiorno che prima dell’unità era molto sviluppato, bensì semplicemente perché con l’unità i problemi dell’Italia meridionale preesistenti all’unità stessa divennero problemi nazionali e il nuovo regno fu chiamato a farsene carico.]

2. IL DIVARIO INIZIALE

4. (A) Nell’ambito agricolo e industriale, qual era il divario tra l’Italia meridionale e quella settentrionale al momento dell’unità nazionale (1861)?

[Il divario c’era ed era a favore dell’Italia settentrionale, ma non era così rilevante se rapportato all’enorme dislivello che separava l’Italia nel suo insieme dall’Europa settentrionale (Inghilterra, Francia, Belgio, Austria, Stati tedeschi), che, da alcuni decenni, aveva intrapreso la strada della Rivoluzione Industriale. Esempio: intorno al 1860 l’Italia meridionale produceva ogni anno 1.500 tonnellate di ferro mentre l’Italia settentrionale ne produceva 17.000, cioè oltre 11 volte di più, ma rispetto a 3.772.000 di tonnellate prodotte dall’Inghilterra, si trattava, in entrambi i casi, di dati irrilevanti (lo 0,04% nel primo caso e lo 0,46% nel secondo caso). Più che di fronte ad una questione meridionale rispetto all’Italia si era, quindi, di fronte ad una questione italiana rispetto all’Europa. Un secondo esempio ci può aiutare a capire meglio l’enorme divario tra l’Italia al momento della sua unificazione e i Paesi del Nord Europa: il reddito pro capite degli Italiani era un terzo rispetto a quello dei Francesi e un quarto di quello degli Inglesi.]

5. (A) Perché il divario tra Nord e Sud Italia in ambito agricolo e industriale non era così rilevante al momento dell’unità?

[Perché l’Italia nel suo insieme non aveva ancora intrapreso la Rivoluzione Industriale, a causa soprattutto della scarsità di giacimenti di carbone ad alto tenore calorico e di minerali di ferro.]

6. (A) In quali ambiti il Mezzogiorno aveva un ritardo significativo rispetto all’Italia settentrionale al momento dell’unità del Paese?

[Nei seguenti ambiti: alfabetizzazione, trasporti, sistema creditizio, urbanizzazione, sviluppo civile; oltre a ciò, il Mezzogiorno era infestato da organizzazioni mafiose, che non erano presenti al Nord. Per quanto riguarda l’alfabetizzazione, dieci anni dopo l’unità d’Italia, la Lombardia e il Piemonte avevano tassi di analfabetismo di poco superiori al 40%, mentre l’Italia meridionale tra l’80% e il 90%. Per quanto riguarda la rete ferroviaria, nei primi anni Sessanta dell’Ottocento l’Italia disponeva di 2.400 km di linee ferroviarie, di cui appena 126 nel Mezzogiorno. Per quanto riguarda il sistema del credito, nel Regno delle due Sicilie erano assenti istituti bancari che prestassero denaro alle piccole e medie imprese; mentre nell’Italia settentrionale, fin dall’inizio dell’800, c’erano le Casse di risparmio che assolvevano a questo compito. Per quanto riguarda il livello di urbanizzazione, nel 1861, delle 20 città italiane che superavano i 50.000 abitanti, ben 16 erano nel centro-nord Italia e solo 4 nel sud (Napoli, Palermo, Catania, Messina).]

7. (B) Perché il Mezzogiorno versava in uno stato di forte arretratezza rispetto all’Italia settentrionale per quanto riguarda l’alfabetizzazione, il sistema viario e ferroviario…?

[Perché i Borboni soprattutto nei cinquant’anni precedenti l’unità d’Italia non avevano fatto investimenti in istituzioni finalizzate al progresso civile e in infrastrutture.]

8. (C) Dove vanno ricercate le radici del basso livello di urbanizzazione dell’Italia meridionale rispetto all’Italia settentrionale?

[Nella diversa evoluzione storica del Mezzogiorno e del Centro-Nord: mentre nel Nord, tra Medioevo ed età comunale, si svilupparono città autonome, nel Mezzogiorno, a partire dall’età normanno-sveva, prevalse una struttura feudale che limitò l’autonomia urbana.]

9. (C) A che cos’era dovuto lo scarso sviluppo civile dell’Italia meridionale rispetto all’Italia settentrionale al momento dell’unità nazionale?

[Ad un insieme di fattori tra cui il diffuso analfabetismo e il fatto che il Regno delle Due Sicilie era stata una monarchia assoluta che non aveva tollerato alcuna forma di dissenso; ai pensatori liberali si presentavano due sole alternative: il carcere o l’esilio.]

10. (C) Sul piano commerciale, qual era il divario tra il Nord e il Sud Italia dopo l’unificazione nazionale?

[C’era un notevole divario, basti pensare che alla vigilia dell’unità d’Italia il commercio con l’estero del Regno delle due Sicilie era inferiore di oltre 7 volte rispetto al commercio estero del Regno di Sardegna. Il meridionalista Giustino Fortunato affermò che il Mezzogiorno al momento dell’unità “viveva di una economia primitiva, in cui quasi non esisteva la divisione del lavoro e gli scambi erano ridotti al minimo”.]

3. UNA BORGHESIA NON IMPRENDITORIALE

11. (B) Tra la borghesia settentrionale e quella meridionale, nel periodo precedente e successivo all’unità d’Italia, sussistevano forti divergenze che avevano importanti ricadute in campo economico; in che cosa consistevano queste divergenze?

[La borghesia meridionale era costituita in larga parte da possidenti terrieri assenteisti oppure da liberi professionisti o ancora da burocrati, ma assai raramente da veri e propri imprenditori, categoria che invece era ben rappresentata nel Nord Italia.]

12. (C) Com’erano chiamati i proprietari terrieri di origine borghese in Sicilia e nel Mezzogiorno continentale nell’Ottocento?

[Gabellotti quelli siciliani; massari quelli del Mezzogiorno continentale. Essi erano poco propensi ad investire una parte dei loro capitali finanziari per modernizzare i latifondi di cui erano proprietari.]

13. (C) I massari meridionali e i gabellotti siciliani costituivano un nuovo ceto sociale che si venne formando nell’Ottocento, come ottennero le terre di cui divennero proprietari?

[Le acquistarono dai nobili o dal Regno d’Italia che vendette il demanio statale e la manomorta sottratta alla Chiesa.]

14. (C) I gabellotti e i massari rappresentarono solo un problema economico per la loro inerzia imprenditoriale o anche un problema sociale?

[Rappresentavano anche un problema sociale nella misura in cui avevano acquistato buona parte delle terre demaniali messe in vendita dallo Stato mentre una massa di contadini nullatenenti ne era rimasta esclusa. Il brigantaggio fu, oltre che una ribellione contro il neonato Regno d’Italia, anche una guerra civile tra proprietari terrieri assenteisti alleati con le mafie e i braccianti nullatenenti.]

4. IL DIVARIO SI ALLARGA

15. (A) Quand’è che il divario economico tra Nord e Sud Italia, dopo l’unità, cominciò a diventare molto marcato?

[Quando, negli anni ‘80 dell’Ottocento, l’Italia settentrionale (ma non quella meridionale) iniziò un processo di industrializzazione e, a partire dal 1887, il governo italiano adottò una politica protezionistica che andò a vantaggio delle industrie del Nord e a detrimento dell’agricoltura intensiva del Sud.]

16. (B) Perché il processo di industrializzazione di fine ‘800 riguardò l’Italia settentrionale e non quella meridionale?

[Perché nel Nord Italia, soprattutto nella parte occidentale, erano presenti le condizioni affinché questo processo potesse avvenire: un certo livello di alfabetizzazione; una rete di trasporti abbastanza diffusa; un sistema creditizio moderno; una borghesia dotata di spirito imprenditoriale.]

17. (B) Perché la politica protezionistica, intrapresa dall’Italia a partire dal 1887, favorì l’industria del Nord Italia e danneggiò l’economia del Sud?

[Favorì le industrie settentrionali perché le mise al riparo dalla concorrenza straniera; mentre, in ambito agricolo, è vero che la produzione cerealicola italiana (sia del Nord che del Sud del Paese) non fu più spiazzata da quella statunitense, ma è altrettanto vero che, con il protezionismo, ai prodotti pregiati dell’agricoltura intensiva meridionale (vino, olio, agrumi, mandorle) fu precluso uno sbocco sul mercato estero. Oltre a ciò, il Mezzogiorno fu costretto ad acquistare i prodotti industriali di cui aveva bisogno dall’Italia settentrionale, non avendo più la possibilità di comprarli ad un prezzo più conveniente da produttori stranieri.]

5. VANTAGGI E SVANTAGGI DELL’UNIFICAZIONE PER IL MEZZOGIORNO

18. (B) È vero che l’enorme debito pubblico del Regno di Sardegna, dopo l’unità d’Italia, fu scaricato sulla popolazione del Regno delle due Sicilie e questo contribuì non poco all’impoverimento del Mezzogiorno?

[È vero che dopo l’unità d’Italia il debito pubblico dei vari Stati pre-unitari fu unificato, ma a rimetterci furono più la Toscana, la Lombardia il Veneto e le ex delegazioni pontificie che non il Mezzogiorno, perché Torino e Napoli insieme avevano cumulato l’80% del debito nazionale (anche se ben 2/3 Torino e solo 1/3 Napoli). Inoltre il suo debito pubblico il Regno di Sardegna lo aveva contratto, oltre che per finanziare le guerre d’indipendenza, anche per sostenere le spese per la costruzione di quelle infrastrutture che servirono, prima, a dare impulso all’economia del piccolo regno nord-occidentale, poi, a tutta l’economia nazionale.]

19. (B) Molti contadini meridionali presero parte al brigantaggio in maniera diretta o comunque ne furono fiancheggiatori, perché erano ostili al neonato Regno d’Italia; quali erano le principali ragioni di questa loro ostilità?

[L’aumentata pressione fiscale a cui furono sottoposti; la mancanza di una redistribuzione ai contadini delle terre demaniali e di quelle sottratte alla Chiesa come era stato promesso loro durante la spedizione dei Mille; l’obbligo di prestare servizio militare.]

20. (C) Come reagì lo Stato italiano di fronte al brigantaggio?

[Con estrema spietatezza che fu possibile esercitare in forza di stati d’assedio e leggi speciali.]

21. (C) In termini di reddito pro capite, che andamento ebbe il divario tra Nord e Sud Italia dall’unità fino alla fine dell’Ottocento?

[Rimase pressoché invariato per i primi vent’anni e cominciò ad allargarsi dopo che il Nord, a partire dagli anni ’80, dette avvio al decollo industriale.]

22. (B) Sotto quali aspetti della vita civile, il Mezzogiorno conobbe dei miglioramenti nei 40 anni successivi dall’unità d’Italia?

[Nella lotta all’analfabetismo e nella dotazione di infrastrutture stradali e ferroviarie.]

6. VANTAGGI E SVANTAGGI DELL’UNIFICAZIONE PER L’ITALIA

23. (B) Il Mezzogiorno, con riferimento ai primi decenni dopo l’unità d’Italia, ha contribuito alla crescita economica del Nord Italia e quindi dell’intero Paese o, piuttosto, ne ha costituito un freno?

[Ha contribuito alla crescita dell’intero Paese e, in particolare, del Nord Italia in almeno due sensi:

  1. buona parte delle risorse finanziarie che le banche prestarono agli imprenditori settentrionali, per avviare l’industrializzazione italiana, provenivano dalle rimesse di milioni di meridionali emigrati nelle Americhe;
  2. il Mezzogiorno rappresentò un grande mercato di sbocco per i prodotti industriali del Nord Italia.

]

24. (B) Quali organizzazioni mafiose dell’Italia meridionale divennero un problema nazionale con l’unificazione del Paese?

[La Mafia siciliana, la Camorra campana e la ‘Ndrangheta calabrese.]